lunedì 15 agosto 2011

Per questo mi chiameranno beata tutte le generazioni


Per la nostra vita spirituale

Maria, Assunta nel Cielo
I
Don Dolindo Ruotolo

I piccoli uomini, oggi, tentano di ascendere in cielo; ma quanto è limitata la loro ascesa! Si rannicchiano in una capsula, aggravano il loro corpo con una tuta spaziale che l'impaccia, si caricano di strumenti di osservazione, e, chiusi come in una prigione, sono spinti in alto da una formidabile esplosione. Superano l’atmosfera, e la stratosfera, ma sono riattratti dalla terra che volevano superare, e, posti in orbita intorno ad essa, girano e rigirano, chiusi nell’angustia della capsula, con un affannoso respiro di aria artificiale; prima pesantissimi in modo opprimente, poi leggerissimi in modo sconcertante, e, volando, non sentono l'altezza, ma la nostalgia della terra, sulla quale vogliono ritornare.
È un volo che sembra grandioso, ed è invece molto limitato!
Maria, piena di grazia, purissima, in uno slancio di amore a Dio, si sentì levata in alto col corpo, attratta da Dio come da una calamita, e fu assunta nel Cielo, non nel povero cielo atmosferico, ma nel Cielo Eterno, dove s’incontrò con Dio.
L'estasi dl Maria, che la sollevò dalla terra, era già una contemplazione altissima di Dio, ma una contemplazione intellettiva ed affettiva, fatta con la mente e col cuore. Benché altissima da spiritualizzare anche il corpo, era come la luce di uno zolfanello, o il tremolar di una fiammella nel vedere una grandiosa opera d'arte. Non è irriverente il paragone per Maria, piena di grazia, perché anche un intelletto ed un cuore come il suo erano sproporzionate potenze per vedere Dio, per fruire di Dio, l'Infinito.
Si sollevò, Maria, perché attratta da Dio, e si sollevò rapidissimamente e placidamente, più veloce e più placida di un'onda elettrica che sorge dalla terra e tocca i cieli. Come in un volo astrale, dopo lo scoppio iniziale s'accende e scoppia il secondo razzo vettore, e poi il terzo, che spingono la capsula oltre l'atmosfera, così in Maria, nello scoppio del suo amore, in alto in alto s'accese nell'intelletto il lume della gloria, s'accese nel cuore la fiamma dello Spirito Santo, ed Essa vide Dio nella sua grandezza, fruendo di Lui in un amore immenso di eterna felicità.
Vedere Dio non col lume della fede, amarlo non coi palpiti del cuore, benché il lume sia forte ed i palpiti potenti, è una sorpresa che non può immaginarsi da nessuna mente. Anche la fantasia più viva è incapace di darne un'immagine. Ecco un paragone che può sembrare grandioso, ma che è una piccolissima cosa innanzi alla sorpresa di Maria nel vedere Dio faccia a faccia, con l'anima e col corpo.
Noi vediamo il sole, e così o videro gli uomini, fino a che non s'accese il loro occhio con la luce del telescopio; noi vediamo il sole come un globo incandescente, sospeso in alto nel cielo, con una superficie piena ed uguale, del diametro di circa 12 centimetri. Non possiamo fissarlo, perché la sua luce ci accecherebbe, ma con un vetro oscuro possiamo vederne il globo.
Questa è la potenza del nostro occhio. Ma se l'occhio si accosta ad un telescopio, ecco una meraviglia sorprendente: il sole ha la superficie piena, quasi nella totalità, di nubi che gli astronomi chiamano grani di riso, per la loro forma vista ad enorme distanza. Eppure ognuno di essi è di circa mille chilometri di grandezza. Tra questi grani si osservano come buchi, oscuri e profondi, che si chiamano macchie solari. Erompono da queste profondità getti di gas che, urtandosi col grosso dei grani, producono una luce abbagliantissima. Alla superficie il sole ha circa 6000 gradi di calore, ma nell'interno, che è a strati e strati, in una continua attività, il calore è di milioni e milioni di gradi.
È una formidabile attività che continua da miliardi di secoli.
Noi dormiamo, o ci agitiamo nelle nostre faccende, e sopra di noi si verificano incessantemente questi fenomeni solari. Noi col telescopio vediamo che il sole è una stella, una dei cento miliardi di stelle che formano la nostra galassia. Questa ha come un nucleo centrale, intorno al quale girano in ordine matematicamente perfetto i cento miliardi di stelle. Ci sono stelle che si dilatano, e sono giganti, e stelle che si raccorciano, e si chiamano nane, come in una danza meravigliosa. È come un levarsi pregando, un incurvarsi adorando. Il sole è al margine esterno della galassia: si muove su se stesso in 25 giorni, si muove verso e intorno al nucleo della galassia in miliardi di secoli: è come una colossale pila atomica nella quale campeggia l'idrogeno, il quale si muta in gas elio; una stupenda meraviglia di forze che erompono in getti poderosi di circa 100 mila di chilometri di altezza. Intorno al sole la fotosfera, più sotto la cromosfera, più sotto la corona. Il sole è una stella non giovane e non vecchia, proporzionata mirabilmente alla illuminazione della terra, la quale è difesa dal suo involucro atmosferico, che la difende dai raggi ultravioletti e dai raggi che nuocerebbero alla vita che in essa si sviluppa.


                                 

L'incontro di Maria
con Dio, Padre Eterno
II


E se questa è la sorpresa di un astronomo innanzi al sole, quale fu la sorpresa di Maria innanzi a Dio, visto non con un telescopio ma col lume della gloria, e posseduto non in uno specchio riflesso, ma nell'anima e nel cuore? Chi più di Maria aveva contemplato Dio, essendosi incarnato in Lei, il suo Verbo Eterno, la sua eterna conoscenza, Dio da Dio, luce dall'eterna luce. Dio vero da Dio vero? Eppure quando si trovò innanzi a Dio, si trovò come avvolta e sommersa in quell'oceano semplicissimo di verità, di sapienza e di amore, che la rese beata, e la sua voce si levò nell'armonia infinita come arpa squillante di lode: L'anima mia glorifica il Signore, Magnificat aminia mea Dominum.
Fu come l'abbraccio di Dio a Lei nella gloria, di Lei a Dio nella lode. La lode infatti è un abbraccio tra la persona nella sua bellezza e nella sua grandezza, e chi l'ama, nella espansione ammirata con la quale la esalta.
Quando il Verbo di Dio si fece carne in Maria, e S. Elisabetta, abbracciandola, la lodò benedetta fra le donne e Madre dei suo Signore, Maria, che era piena della lode sostanziale di Dio, e che era ancora piena dell'Eterno Amore che l'aveva resa Madre di Dio, non potette rispondere con altra parola che con l'Eterna Parola che in Lei viveva, fatta carne, lodando Dio sopra tutte le cose: Magnificat anima mea Dominum.
Per il Verbo di Dio, lode eterna di Dio, che in Lei viveva e da Lei prendeva la vita sulla terra, Maria era come un mirabile strumento accordato sull'armonia dell'eterna lode: Magnificat anima mea Dominum.
Magnificat, era il tono eterno del Verbo di Dio; anima mea, era il tono dell'anima sua; Dominum, era il tono del suo amore che amava sommamente, perché era stata vivificata dall'Eterno Amore. Un accordo perfetto: la gloria di Dio, lo slancio dell'anima fatta Madre di Dio, l'amore del cuore che si espande nel Signore. Un cantico perfetto, ma ristretto ancora nella vita terrena di Maria: la glorificazione di Dio, infatti, era in Maria nella fede, e perciò S. Elisabetta disse: Beata sei tu che hai creduto. L'anima sua era pellegrina sulla terra, ma viveva tutta di Dio e per la sua gloria. E per questo Maria disse: L'anima mia, per esprimere le aspirazioni della sua vita, tutta data al Signore, tutta offerta alla sua Volontà, in quelle parole che esprimevano la sua fede nelle parole dell'Angelo: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum.
Ma nell'incontrarsi con Dio, nel vederlo col lume della gloria, e non col semplice apprezzamento del proprio intelletto elevato dalla fede, Maria si trovò come immersa in quell'oceano di grandezza, di sapienza e di amore; si trovò tutta posseduta da Dio semplicissimo nella sua infinita grandezza; non ebbe bisogno, come in una contemplazione, di analogie, di analisi, di sintesi intellettive, per elevarsi in Dio: lo vide nella sua realtà semplicissima, come chi vede una persona amata faccia a faccia; lo possedette, ne fruì, se ne inebriò, ed eruppe dall'anima sua uno slancio di amorosa lode: Magnificat anima mea Dominum.
Chi vede una persona amata, con la quale ha corrisposto con lettere, che ha conosciuto in fotografia, che ha apprezzato con riconoscenza per i doni ricevuti, nel vederla non sa frenarsi, ed esclama: Quanto sei bella, quanto sei buona, quanto sei intelligente! E ricorda le testimonianze avute della sua bontà, e controlla che è più buona di quanto immaginasse, commovendosi. Il cuore palpita, l'amore si dilata come corrente in tutta la vita, e si slancia in un abbraccio amoroso. Maria era stata assunta in Cielo anche col corpo; vibrava l'anima sua e vibrava il cuore in insondabili palpiti di amore; l'intelletto era tutto luce di verità, la volontà era tutta dedizione alla Volontà di Dio; la fantasia taceva, non poteva ricercare stimoli di amore tra le immaginazioni, non poteva formare simboli di grandezza innanzi alla divina realtà; tutta l'anima di Maria era un cantico di lode: Magnifîcat anima mea Dominum.
Più di qualunque creatura, più di tutti i cori angelici, Maria si sentì unita a Dio, lodandolo ed amandolo. Vide in Dio Padre l'eterno disegno e l'eterno decreto col quale l'aveva eletta come termine fisso del suo consiglio. Sentì la dolcezza del gratuito amore col suo quale l'aveva eletta prima dei secoli. Vide come riflesso nell'eternità il Nome.    




L'incontro di Maria col Verbo
di Dio, fatto suo Figlio
III

In uno splendore di luce eterna, Maria contemplò in Dio Padre l'eterna generazione del Verbo. Vide Dio che conosce Se stesso con uno sguardo d'infinita intelligenza, e quella conoscenza era Persona illuminante la sua infinita grandezza, era inno eterno di lode alle sue perfezioni: uno spettacolo di gloria e di grandezza incomparabile.
Aveva, in vita, tante volte contemplato la generazione del Verbo di Dio, per la luce che aveva avuto da Dio stesso nella pienezza di grazia; ma la sorpresa di vedere il Mistero nella sua infinita bellezza fu per lei una fonte di gaudio ineffabile. Chi vede il sole dalla terra, lo vede, come dicemmo, di un diametro di 12 centimetri, ma chi lo potesse vedere da vicino, o chi può calcolarne il diametro com'è nel firmamento, lo vedrebbe non di 12 centimetri, ma di un milione e quattrocentomila chilometri, una dimensione sbalorditiva. Maria vide nella sua infinita grandezza la generazione del Verbo che aveva contemplato nella luce della fede, infusa in Lei dalla grazia. E come il sole contiene la terra un milione e trecentomila volte, così la potenza della fede avuta in terra diventò smisurata realtà nella visione beatifica del Mistero. L'occhio attonito dell'astronomo vede, per il telescopio, il sole come un globo incandescente, e vede erompere dal suo seno una colonna di luce alta cento chilometri, luce da luce, splendore da splendore, eppure è lo stesso sole che vede. Così Maria, contemplando Dio Padre, vide in modo ineffabile generarsi da Lui il Verbo, eterno come Lui, Dio come Lui, Dio da Dio, Dio vero da Dio vero.
Contemplando il Verbo, contemplò la bontà di Dio che lo mandò alla povera umanità caduta nel peccato. Era logico che Dio mandasse il Verbo, luce infinita della sua conoscenza e lode eterna della sua grandezza, perché l'uomo, caduto nel peccato, aveva disconosciuto Dio suo creatore, ed aveva preteso di essere simile a Lui. Aveva perciò bisogno della eterna luce che lo illuminasse, dell'eterna conoscenza di Dio che gli facesse conoscere la grandezza e la maestà divina. Per questo Gesù disse: Tutto quello che ho appreso dal Padre io ve l'ho fatto conoscere.
Eterna conoscenza di Dio, rivelò all'uomo caduto la grandezza di Dio, e fu conoscenza di Dio all'uomo. Lo fu umiliandosi fino a farsi uomo, fino a farsi obbediente, fino a farsi vittima sulla Croce, per riparare l'orgoglio e la disobbedienza dell'uomo. Creato per conoscere, amare e servire Dio, creato per partecipare all'eterna felicità, l'uomo cadde nelle tenebre dell'errore suggeritogli da satana: Sarete come Dio; amò se stesso amando la propria gloria, e disobbedì rifiutando di servire Dio in ciò che per amore gli aveva comandato. Il Verbo di Dio, conoscenza di Dio nella gloria dell'eternità, s'incarnò per essere conoscenza di Dio e gloria sua nell'umiltà, nella unione alla sua Volontà, e nel sacrificio di Sé. In Dio non poteva esserci umiltà, nel senso nostro, perché è infinita perfezione ed infinita grandezza. Conoscendosi tale, generò il Verbo ab aeterno, infinita sua gloria, infinita sua lode. E Dio mandò il suo Verbo all'uomo, ed il Verbo si fece carne per glorificare il Padre con la osannante voce dell'umiltà, nella dedizione all'uomo peccatore, che glorificava così 1'infinita bontà di Dio.
In Dio, infinita perfezione, non potendoci essere umiltà nel senso umano della parola, perché l'umiltà è il riconoscimento della propria nullità, c'era l'infinita bontà, che è la sua umiltà verso le sue creature, e questa umiltà era la sua bontà. Conoscendo Se stesso generò il Verbo, lode sua infinita; mandandolo all'uomo come Redentore, dette all'uomo la possibilità di glorificarne la bontà con l'umiltà.
Maria vide il Verbo di Dio nella sua infinita gloria, e lo vide nella sua umanità gloriosa, assiso alla destra del Padre. Era la sublime umiltà in Dio, infinitamente perfetta. Aveva i segni fulgenti della umiltà glorificante Dio: le sue piaghe e la ferita del suo Cuore. Come stemma di umore, come arpa di glorificazione, come scettro di potenza aveva la sua Croce, ma non era il legno del Calvario, era un nembo di luce, che splendeva come candelabro di glorificazione innanzi a Dio Padre. Aveva la Carne, come l'aveva Maria, assunta col suo corpo alla gloria, ma quella Carne, e quel Sangue divino che vi circolava, erano come la manna che cadeva dal cielo sulle Creature peregrinanti nel deserto dell'esilio; quel Sangue di vita era come la fonte che scaturiva nella Chiesa per" dissetare le anime vaganti nell'arsura della vita terrena. Maria lo vide, e sentì nel suo Cuore e nella sua vita la commozione della maternità. Il Figlio del Padre che sedeva alla destra di Lui, era anche suo Figlio. Quella Carne e quel Sangue glieli aveva dati Lei, per opera dello Spirito Santo. Vide come era stato sua salvezza nella Concezione Immacolata, e sua ricchezza nella pienezza della grazia. Vide che quel suo Figlio era il Redentore e la salvezza delle anime, ed alla tenerezza materna si unì in Lei l'esultanza riconoscente, per cui cantò: Esultò il mio spirito in Dio mio Salvatore.
Maria aveva posto in Dio, col Verbo Umanato in Lei, la nota sublime ed amorosa dell'unità che ama, si dona, si immola, glorifica Dio infinitamente grande; Maria si elevò in Dio come inno di umiltà alla bontà di Dio. Perciò, umiliandosi, ricercò la causa della sua grandezza, la ragione del suo gaudio, esultante in Dio nella gloria, e cantò: Dio guardò la piccolezza della sua serva; la guardò con uno sguardo di amore e di bontà infinita, ed ora la colma di gloria, di una beatitudine incomparabile, che la fa chiamare beata da tutte le 
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Per questo mi chiameranno beata tutte le generazioni                         

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