Il dolore è l’officina dell’Amore
Se dispiegassimo innanzi alla nostra fantasia come in un quadro tutti i dolori umani, e vi fermassimo sopra la mente indagatrice per scoprirne il perché, ci troveremmo tra tali tenebre da impazzirne.
Già la nostra intelligenza e il nostro cuore si smarriscono nel percorrere la corsia di un ospedale, già si disorientano nel vedere una anima immolata, e se non si rifugiassero nel ricovero dell’oscura e semplice fede, si perderebbero miseramente tra le potenti esplosioni della giustizia, della misericordia e dell’amore di Dio, che a noi appaiono solo come un mistero di inesorabile terrore.
Il dolore è quasi la grande officina dell’Amore, dove l’anima si fonde, si rifonde, si cesella, s’ingemma. È il grande fucinatore di amore, che ripara, risana, restaura e fa uscire dalle scorie l’oro puro e dalle rocce le gemme. È l’incontro della volontà divina con quella umana, la quale, come sarmento al contatto del fuoco, tutta s’avvampa, si oscura e s’incenerisce.
Noi assistiamo continuamente a questi lavori di potente amore mille volte più sorpresi di quello che non lo siamo innanzi ad un alto forno, ad un’incandescente colata metallica, o ad un maglio elettrico che batte su di una fragile verga per laminarla e ridurla a corda, a molla, a forza motrice d’una benefica macchina. Se vogliamo guardare tutto dal piccolo angolo visivo dell’interesse del momento, di una sola creatura o di una sola parte di questa creatura, possiamo smarrirci sino alla follia.


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