Il pianto dei figli di Dio
Beati quelli che piangono sul cuore di Dio, deponendo nell’oceano della sua misericordia le proprie colpe.
Non c’è pianto più soave, più dolce, più fecondo poiché attrae nell’anima il perdono di Dio come un bacio d’ineffabile amore. Chi ha avuto la sorte di convertirsi sinceramente, e di deporre nel cuore sacerdotale le proprie colpe, piangendo, sa che nulla può paragonarsi a quella soavità ineffabile. L’anima, quasi liquefatta dal pianto, fluisce nell’infinita bontà di Dio, e Dio, quasi rispondendo al pianto col pianto d’amore, fluisce in essa, vivificandola con la grazia; quel pianto è il primo abbraccio del prodigo col Padre amorosissimo, è il ritrovarsi di un amore che si era perso, equivale ad un epitalamio, ad una fioritura, ad un raggio di sole che si effonde attraverso le nubi ancora stillanti, come annuncio di pace. Forse le lacrime più dolci della vita sono proprio quelle del pentimento, perché sono come gocce di rugiada che riaprono il fiore intristito dalla siccità, e lo espandono al bacio dell’eterno Sole!
Beati quelli che piangono umiliandosi innanzi a Dio, quando sono avvolti dalla sua grandezza, e misurano nella sua luce la propria nullità. Le lacrime che fluiscono dal cuore sono allora come un cantico di apprezzamento della magnifi-cenza di Dio, sono armonie che lo esaltano, e alle quali Egli risponde, guardando l’umiltà dei suoi figli, ed effondendo in loro i doni della sua grandezza.
Oh, come sono soavi le lacrime della santa umiltà, e come restringono dolcemente l’anima in se stessa, per e-spanderla in Dio! Sfugge, in questo impiccolimento, ogni miseria di orgoglio, si vuota il cuore di ogni presunzione e di ogni vanità, e l’anima si sente piena dell’unzione dello Spirito Santo. Se sapessimo piangere sempre sulle nostre miserie, quante consolazioni profonde raccoglieremmo nella vita!
Servo di Dio Dolindo Ruotolo
Beati quelli che piangono sul cuore di Dio, deponendo nell’oceano della sua misericordia le proprie colpe.
Non c’è pianto più soave, più dolce, più fecondo poiché attrae nell’anima il perdono di Dio come un bacio d’ineffabile amore. Chi ha avuto la sorte di convertirsi sinceramente, e di deporre nel cuore sacerdotale le proprie colpe, piangendo, sa che nulla può paragonarsi a quella soavità ineffabile. L’anima, quasi liquefatta dal pianto, fluisce nell’infinita bontà di Dio, e Dio, quasi rispondendo al pianto col pianto d’amore, fluisce in essa, vivificandola con la grazia; quel pianto è il primo abbraccio del prodigo col Padre amorosissimo, è il ritrovarsi di un amore che si era perso, equivale ad un epitalamio, ad una fioritura, ad un raggio di sole che si effonde attraverso le nubi ancora stillanti, come annuncio di pace. Forse le lacrime più dolci della vita sono proprio quelle del pentimento, perché sono come gocce di rugiada che riaprono il fiore intristito dalla siccità, e lo espandono al bacio dell’eterno Sole!
Beati quelli che piangono umiliandosi innanzi a Dio, quando sono avvolti dalla sua grandezza, e misurano nella sua luce la propria nullità. Le lacrime che fluiscono dal cuore sono allora come un cantico di apprezzamento della magnifi-cenza di Dio, sono armonie che lo esaltano, e alle quali Egli risponde, guardando l’umiltà dei suoi figli, ed effondendo in loro i doni della sua grandezza.
Oh, come sono soavi le lacrime della santa umiltà, e come restringono dolcemente l’anima in se stessa, per e-spanderla in Dio! Sfugge, in questo impiccolimento, ogni miseria di orgoglio, si vuota il cuore di ogni presunzione e di ogni vanità, e l’anima si sente piena dell’unzione dello Spirito Santo. Se sapessimo piangere sempre sulle nostre miserie, quante consolazioni profonde raccoglieremmo nella vita!
Servo di Dio Dolindo Ruotolo


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