
http://it.wikipedia.org/wiki/Dolindo_Ruotolo
NELL'EUCARESTIA IL SEGRETO DELLA VITA
Lo scopo principale dell'Eucarestia: ridurre tutto nella vita di Gesù. Non è tanto la sua vita che si effonde, quanto è la sua vita che ci assorbe. E' una verità che noi non abbiamo mai considerato, e per questo ci meraviglia tante volte di non sentire la vita eucaristica, e ci stupiamo.
Eppure questo è logico. Direi - anzi - che quanto più è grande la sua dedizione eucaristica, tanto meno la creatura ne sente, perchè allora essa è maggiormente assorbita dalla vita di Gesù. Essa può avvertire in se stessa i frutti della sua presenza, ma quello che Eglifa in un' anima, quando la possiede, non lo avvertirà che molto confusamente, è solo molto umiliata e molto raccolta.
Cerchiamo di intendere bene questo grande mistero e svaniranno tante difficoltà sul Sacramento dell'Amore Eucaristico. Noi, infatti, non sappiamo spiegarci come nella privazione non lo avvertiamo spesso più che nell'abituale comunione.
Rimaniamo perplessi e, tante volte ci passano persino tanti dubbi che discacciamo, ma che rimangono nel fondo dell'anima e sono solo soffocati da un atto di fede.
Gesù si da a noi vivo e vero come parte del suo corpo mistico.
Come il cuore manda il sangue a tutti gli organi, e ne attiva le funzioni, così Egli nell'Eucarestia è il Cuore del suo corpo mistico, e fa circolare il Suo Sangue in ogni Suo membro. Noi non siamo più individui isolati, ciascuno per suo conto, nel suo interesse personale; siamo - invece - parte dei un disegno che risponde al suo amore per il Padre, alla manifestazione della sua gloria. Egli quindi ci
comunica la sua vita, per renderci in Lui parte attiva di questo disegno, per manifestare in tutta la Chiesa la Gloria di Dio. Ogni fedele è nutrito da Lui, proporzionatamente a questo disegno, ed è assorbito dalla sua vita. Ora, il sangue umano non nutrisce ugualmente tutte le membra del corpo, ma nutrisce il cervello, perchè pensi, ossia sia l'organo materiale del pensiero, nutrisce i capelli perché vegetino, i muscoli perché si muovano, ecc. Noi non ci accorgiamo neppure di questa circolazione; eppure essa è il segreto della nostra vita. Nella stessa maniera la vita eucaristica si diffonde e rende alcune anime contemplative, altre attive, altre vittime; altre tipo e figura di una misericordia speciale di Dio. Ognuna risponde ad un fine speciale del suo amore ed è assorbita da Lui. Guardiamo quel che fa un capitano: egli forma il suo piano di azione, e poi, per mezzo del comando, lo comunica all'esercito schierato. Ogni soldato comunica con il capitano, ma evidentemente, non è il soldato che si serve del capitano, ma questi si serve del soldato. Se è un soldato. Se è un soldato intelligente che ha familiarità col capitano, lo visita , lo serve più fedelmente. Può sentirci più familiarità, può sentirsi più sicuro nelle sue mani, può obbedire ai suoi ordini, e, quasi avverte la sua presenza, anche quando è lontano da lui e deve attraversare un burrone, deve mettersi in una trincea. Di tale natura è precisamente il sentimento che possiamo sentire nell'Eucarestia, quando visitando Gesù, conoscendolo meglio, impariamo ad essere familiari con Lui. Questo diletto è tanto lontano dall'essere la percezione della sua vita. Oh, se noi penetrassimo nella vita del suo Cuore, se la sentissimo rimarremmo bruciati! Se il soldato non è familiare col capitano, comunica con lui più aridamente; ma basta che comunichi con lui perché serva al suo ammirabile piano.
Egli non se ne accorge neppure, e sotto gli ordini suoi si muove e va dove deve andare, anche quando si sente stanco; anche quando vorrebbe intendere perchè deve andare in quel burrone o in quella trincea.
La vita eucaristica ci assorbe in Gesù, ci muove, ci attiva ma sempre in Lui.
E' Gesù che percepisce quello che compie; Egli che ci muove, che utilizza tutto il nostro essere, le nostre miserie, le nostre debolezze, lo stato nostro particolare, ed in ogni atto della nostra vita diffonde Se stesso, e noi rimaniamo nella sua vita: In me manet et ego in eo. Se la sua effusione eucaristica aumenta, questo non avviene già per divertirci, per dilettarci, per consolarci; e per la gloria di Dio che Egli si effonde, ed allora ci assorbe di più nella sua vita per la Gloria di Dio. Noi allora, a secondo dei fini di questa gloria, possiamo sentire in noi anche pena, spasimo, tormento, oscurità, oppressioni, tentazioni, ed Egli lavora mentre in noi si manifestano queste miserie. Una corrente elettrica può rendere incandescente un filo, ma può anche ridurre l'acqua in ghiaccio e solidificarla, come può scomporla e renderla idrogeno ed ossigeno. L'acqua che si agghiaccia prende più consistenza; l'acqua che si scompone par che si distrugga... la stessa corrente produce il fuoco ed il ghiaccio, il corpo solido ed il gas, ed ogni elemento che le si sottopone non può pretendere di diventare solo elettrizzato e mandare scintille; ma deve essere posseduto dalla corrente, secondo quel che serve all'ordine ed alla produzione dell'officina. Così, Gesù, nell'Eucarestia. La Gloria di Dio è il grande fine è il grande fine della sua vita; noi viviamo in Lui per servire a questa solenne glorificazione. Egli nell'Eucarestia si diffonde nelle anime, le assorbe, le attrae nella sua attività, le muove nella sua vita, le utilizza, le purifica, le perfeziona... è un lavoro tutto suo, del quale molto poco un'anima si accorge. E' in Lui che l'armonia di tutte le anime che partecipano alla sua vita diventa armonia di gloria per Dio.
Gesù poi in loro si effonde e, secondo le disposizioni con le quali lo ricevono, Egli le abbellise. Gesù è il sole che si riflette nella goccia di ruguada, si divide in vari colori nel prisma; accende là dove è concentrato il suo fuoco, feconda là dove trova germe vitale da sviluppare, uccide là dove trova un germe cattivo da distruggere; illumina, riscalda, e poi svapora l'acqua, e la fa salire verso il cielo in vapori che concentrano in pioggia. Egli, nel darsi ad un'anima, l'assorbe nel piano della sua azione, si effonde in lei secondo le sue disposizioni, la nutrisce. Le meraviglie della sua azione si compiono in Lui solo, l'anima può solo avvertirne un riflesso confuso. Così da una stazione telegrafica non si avverte quel che succede, se no per il ruore che fa il tasto del telegrafo. Un sordo non si accorge neppure di questo rumore. E' in distanza, là dove la corrente è ricevuta che si vede l'effetto e si legge il telegramma. Il tasto, nella stazione trasmittente, si abbassa e stabilisce la comunicazione della corrente; essa è presa dalla stazione ricevente, ed è attiva nel telegrafo, diventando parola.
Sicchè è Gesù la vita nell'Eucarestia: noi comunichiamo con Lui, per dargli il concorso nostro nel compimento della grande azione di gloria per Dio. Quando ci comunichiamo Egli vive in noi, e noi siamo suo tempio. Tutto il nostro piccolo essere fluisce allora in Lui, ed ogni attività nostra che in noi rimane quale era, la muta in Lui e la utilizza nella sua vita. Non muta il fuoco in se stesso tutto quello che si accosta ad esso? Gesù è come un calore potente che attrae in un punto tutta la circolazione del sangue. Allora noi, anzichè perderci in piccolezze, nel volerlo sentire, nel volerci consolare, dobbiamo pensare solo ad offrirci a Lui coe nullità, che si abbandona all'atttività viviva e divina del suo amore. Oh, noi non possiao intendere che cosa è Gesù nel cuore di una sua creatura!... Ha sete di diffondersi, anzi di assorbire in Sè ogni creatura! Noi vediamo quale torto gli fanno quelle anime che tralasciano una Comunione. Esse diventano allora come leve di una grande macchina, che non funzionano più, e, per quanto è in loro, fanno una ferita nel corpo mistico, determinano la paralisi di una della sue attività! La creatura per nutrire se stessa può contentarsi di ricevere Gesù, così come ora lo riceve ma, per diventare nelle sue mani strumento della sua azione, deve vivere in Lui Sacramentato come Gesù vive in lei.
don dolindo ruotolo

del P. Dolindo Ruotolo
La SS. Trinità, eterna consacrazione di Dio
«Questo è il mio Corpo!...».
«Questo è il mio Sangue!...»
Rare volte l'uomo ha meditato queste sublimi parole che non sono della terra ma sono del Dio vivente. Eppure esse sono un tesoro unico per noi, perché sono le uniche parole creatrici che possiamo dire noi Sacerdoti, operando istantaneamente il più grande miracolo. L'impotenza umana cade, l'atomo impercettibile si eleva al di sopra del creato tutto, colui che fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio raggiunge la più alta vetta di questa somiglianza parlando in Nome di Dio come se parlasse in nome proprio, pronunziando la parola dell'esistenza sul piccolo pezzetto di pane: «Questo è il mio Corpo...», «Questo è il mio Sangue...». Possiamo dire che dall'eternità Dio esiste in Se stesso come in una eterna Eucaristia.
Dio ha l'essere da Sé; è Colui che ha in Sé l'essere e la ragione del suo essere. Egli dunque ha il Verbo eterno che lo afferma infinitamente esistente, ha in Sé l'unione eterna che lo congiunge a Se stesso.
La SS. Trinità non è che l'eterna consacrazione di Dio!
Dio è infinitamente. Il Verbo suo generato da Lui è l'atto infinito della sua esistenza, ed è la gloria del suo essere, gloria sostanziale, affermazione infinita di Lui. Lo Spirito santo è come l'unione eterna di Dio con Dio... e procede dal Padre e dal Figliuolo come l'infinita conseguenza della Eterna Verità sussistente, come l'eterno amore di Dio!
Quale mistero grande ed imperscrutabile! Gesù Cristo non poteva maggiormente glorificare il Padre suo come nella SS. Eucaristia.
Al Sacerdote il potere di comandare sulla sostanza del pane e del vino
Egli ha dato ai Sacerdoti, a piccole creature della terra, il potere grandioso di comandare in persona sua alla sostanza del pane e del vino. Queste parole onnipotenti fanno dileguare la sostanza del pane e del vino, e nel momento stesso la sostituiscono con quella del Corpo e del Sangue suo.
Egli che è il Redentore e rappresenta l'umanità, ha trasportato sulla terra l'eco solenne della vita di Dio, e nel medesimo tempo ha offerto a Lui tutta la creazione, tutte le creature, pigliandone il posto; si è presentato a Lui sotto le spoglie del creato nel pane e nel vino; ha solennemente affermato il sovrumano potere di Dio su di tutto, il suo dominio eterno, la sua potenza infinita; ha istituito quindi il sacrificio più solenne, sostituendo tutti i sacrifici antichi, nei quali questo riconoscimento di Dio sopra tutte le cose era appena velato; si è dato all'uomo come cibo per nutrirlo, e per rendersi suo mallevadore, per sostituirlo; si è fatto suo amico, pronto a rispondere sempre per Lui dalla sua prigione di amore!
Quale piano ammirabile in queste poche parole che noi spesso scambiamo per una esperienza qualunque, e che stentatamente forse crediamo!...
Eppure, quando nella santa Messa il Sacerdote si curva sull'altare, e prende il pane nelle mani, i fedeli dovrebbero quasi trattenere il
respiro per la emozione!
Allora le parole onnipotenti hanno eco nel Cielo, il Sacrificio della Croce si rinnova, il Verbo di Dio, ripete fra le creature l'eterno Verbo che glorifica il Padre nella sua persona, eternamente generata da Lui; lo Spirito Santo splende della sua eterna fiamma di carità; «la materia si immola» e dilegua, non nel vuoto, ma si transustanzia in quella carne benedetta e divina che diede a noi il merito infinito; «la materia si immola», e scorre liquido il sangue di Gesù in suo luogo; l'uomo possiede il suo infinito tesoro, la sua difesa, la sua vittima, la sua lode, la sua Eucaristia, la sua vivente preghiera: «Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue!».
Chi può entrare nell'eternità, chi può narrare l'eterna generazione del Verbo?
L'uomo - dirò così - riceve nelle mani un pennello divino, e con la povera materia terrena, con poche parole, traccia il mirabile piano dell'esistenza, della conoscenza e dell'amore di Dio.
L'ostia palpita, freme, adora, ripara, eleva, trionfa, vince, glorifica, vivifica...., e la creatura può dire, in un atto di soddisfazione sublime, vedendosi sostituita da Gesù - può dire - rinnegando la propria miseria innanzi a Dio, in un sublime olocausto di umiltà: «Io sono nulla, la mia vita scompare, il mio corpo è polvere, il mio sangue è impuro. Ecco il mio Corpo, questo è il mio Sangue, il Corpo e il Sangue del mio Redentore divino!».
Così Gesù non si dà solamente a Dio infinito, si dà ancora alla piccola creatura e diventa la sua ricchezza e la sua vita! Oh, mistero di grandezza e di amore che dovrebbe farci vivere continuamente dell'Eucaristia e nell'Eucaristia!
Io sono il tuo Corpo, o Gesù, io sono il tuo sangue!
Io mi raccolgo innanzi a te, Gesù mio Sacramentato e ti ringrazio di quello che tu hai fatto per me; io però sento di doverti ringraziare con i fatti e non già con le parole! Il tuo dono ammirabile mi fa ricordare un'altra grande verità: io sono il tuo Corpo, o Gesù, io sono il tuo Sangue, perché io sono parte del tuo Corpo mistico!
Tu dunque, dandoti a me sotto le specie del pane e del vino, vuoi ricordarmi che io debbo rimanere in te e tu in me, di modo che tu possa presentarmi innanzi al Padre tuo con queste medesime parole onnipotenti.
Debbo vivere di te, Gesù mio, poiché se non divento 'il tuo' Corpo ed 'il tuo' Sangue, io sono l'abiezione e l'ignominia vivente!
Tu, Gesù mio, puoi transustanziare la materia con la tua parola onnipotente, ma non puoi vivere in me senza la mia volontà, diversamente io sarei travolto come nulla dalla tua vita, e rimarrei come una specie inerte!
Per questo tu vivi con me sotto le apparenze del pane e del vino e vuoi che io mi cibi di te, perché tu vivendo proprio nella mia volontà, nella mia libertà, nella mia carne, possa dire al Padre tuo: «Questa è il mio Corpo, questo è il mio Sangue», e possa rendermi tu oggetto della compiacenza divina, inno vivente di amore, erede dell'eterna vita!
Vieni dunque, o Redentore mio Sacramentato, vieni, nutriscimi, mutami, risanami, elevami, vivifica la mia nullità.... fammi degna di te, di modo che, tu, nostro avvocato e nostra vita, tu solo viva, e possa dire di tutto il genere umano, nobilitato nella tua vita: «Questo è il mio Corpo, questo, è il mio Sangue!».
Napoli, 12 agosto 1919
PADRE DOLINDO RUOTOLO
VITALITÀ INFINITA E RICCHEZZA DELLA DEDIZIONE EUCARISTICA DI GESÙ
Dio solo!
Napoli, 25 ottobre 1918 mezzanotte
E’ notte, o Gesù... e il primo momento di questo nuovo giorno può portare la prima nuova dei tuoi trionfi Eucaristici. Nuove remote, sì, ... pallide come lontane aurore, ma sempre primi sprazzi della tua misericordia!
Sto pregando già da circa tre ore, sto pregando intensamente perché venga il tuo Regno Eucaristico, o Gesù mio! Io sento la tua vitalità infinita, la ricchezza della tua dedizione eucaristica e non mi so esprimere, non posso esprimermi!
Sei un oceano infinito, o Gesù, semplice e sterminato, solitario e pieno di ospiti misteriosi. Io guardo l'oceano, e quella solitudine mi pare vivificata dal mistero del solenne. Così sei tu nell'Eucaristia: Amore e semplicità sterminata, silenzio pieno di profonde parole, solitudine piena di compagnia, solitudine saziata da te.
Sei come un sole fulgente, disco luminoso che non può guardarsi che nella sua attività diffusa sul mondo: visto direttamente abbaglia.
Io ti scorgo nella vita che tu spandi nel sacramento del tuo Amore, essa è tutta una fulgida luce che illumina, è pace che consola, è attività che eleva!
Sei come un fiore pieno di profumi. Chi lo coglie non lo riguarda che come un piccolo gingillo, eppure quanti misteri vi sono in quell'umile apparenza!
Sei un mistero, o Gesù buono, un mistero di fede, un mistero di vita, un mistero di amore! Chi mai ha attinto la vita da te, o Salvatore mio, chi l'ha gustata ancora, se sei tutto sconosciuto in questo Sacramento?
Apritevi, o fonti perenni di vita, diffondetela dovunque, poiché noi non troviamo salvezza e ricchezza che in questa fontana di perenne pace!
Apritevi, o fonti di amore del Redentore mio buono; voi non potete affermare la vostra pienezza che diffondendovi!
Scendete, scendete al piano, alla valle, all'umile tugurio, perché la gente è fatta così stolta e così pigra che non salirà sulla montagna per attingere, se non si è dissetata, se non si è fortificata prima!
Apri il tuo Cuore, o Gesù buono, come porta della vita eterna; dilatalo nella tua infinita carità; non aspettare che le creature vengano a te, perché non ti conoscono; esse ti conosceranno quando potranno gustarti, quando potranno apprezzarti praticamente! Usaci questa grande misericordia, o Signore, poiché solo tu puoi spezzare le catene che hanno resa l'umanità schiava del gusto depravato del mondo!
Quanto sei buono, o Gesù! Io mi sento come liquefare nel dire questa parola, ora specialmente che sono tribolato! Sì, ora più che mai sento la tua infinita bontà, perché veggo il ricamo splendido che tu intessi nella mia stessa umiliazione!
Ma chi è che conosce la tua bontà? è necessario cibarsi di te per sentirla! Certe cose se non si trattano non si conoscono. Tu, mio Gesù, sei il Dio nascosto e sconosciuto se non si vive di te!
Ah, mio amore! Le creature nei benefici che hanno ti dimenticano; si ricordano di te solo per attribuirti la perdita subita, l'ingiuria patita, la morte della persona cara. Allora sentite nominare Dio e Gesù nelle famiglie, ma solo per lamentarsene, per colmare di vituperi l'infinita bontà!
Levati, o Gesù, levati da trionfatore nel tuo Sacramento di amore; solo qui puoi farti conoscere per quello che sei, perché solo qui tu puoi farci gustare, solo qui puoi farci confutare i pratici errori che legano le anime alla terra! Sei vita, e non può sentirti che chi vive di te!
Io mi ti offro interamente, Gesù buono! Quando mi veggo così umiliato, così vilipeso, gettato così nell'inerzia, io mi addoloro, ma nel tempo stesso mi consolo e ti ringrazio, pensando che il mio annientamento è la base del tuo trono eucaristico.
Molti parlano di te Sacramentato per deridere me come pazzo, ora! È un passo, Gesù, un passo avanti, poiché queste stesse persone non avrebbero giammai parlato di te!
Oh, santo annientamento mio, che mi rende, senza volerlo, voce che grida a tutti: «Conoscetelo Gesù, amatelo, vivetene e poi vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti fanno conoscere!
Quando io ti elevo per benedire il popolo, prima e dopo imprimo un bacio sul tuo ostensorio. Mi sono accorto che molti fedeli rinnovano tutta la loro fede in te per questo solo atto. Sii benedetto! Che importa a me che mi dicano esagerato? Io ti sento, o Gesù mio! Le tenebre della notte si mutano in dolce splendore di cielo, l'umiliazione nel più sublime esaltamento, l'abbandono degli uomini nella pienezza tua, nella tua dolce compagnia.
Tu sei la vita, o Gesù!
Io ti sento, o Gesù, anche quando tu mi provi, e sembri eclissato, sembri lontano da me! Oh, tu non sei lontano!
Il cuore si sente risvegliato dai palpiti della tua carità infinita! Tu non puoi nasconderti, o Signore, non puoi eclissarti, perché la luce, il fuoco, l'amore si rivelano da sé! Sii benedetto in eterno!
Parlami, o Gesu buono! Le tue pecorelle attendono la tua parola di vita, poiché forse poco tempo ancora avranno per cibarsi abbondantemente di te! Io penso a questi momenti di solitudine nei quali si troveranno, il cuore ne geme, ma il distacco sarà breve, poiché tu saprai abbreviare il tempo tuo! Non hai tu legate le anime nostre come un'anima sola, come un sol cuore, come un solo spirito? Ebbene tu saprai mantenere quello che tu hai legato in te! Parlaci, o Maestro buono, o dolcissimo Gesù, poiché l'anima nostra non è mai sazia di te, non si sazia mai di sentirti parlare. Essa più ti ascolta, più ti vuole ascoltare, perché tu sei vita!
Gesù alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, legame e vita di tutte le mie pecorelle: Io sono dovunque, e nel Sacramento del mio amore congiungo le anime più distanti! Che importa che esse non possano comunicarsi fra di loro? Io mi fo sentire, io so trasportare dove voglio le anime che mi sono care, io non conosco ostacoli! Chi può mettermi in prigione? Chi può isolarmi? Chi può dire, suggellando la mia tomba: «Ecco tutto è finito, egli non uscirà più di qui, e nessuno lo toglierà perché la tomba è siggillata ed è custodita»?
Oh, quanto sono stolti i consigli degli uomini! Io attraverso gli ostacoli, infrango il suggello, rovescio la pietra, ritorno alle anime che amo; e vi ritorno senza che nessuno possa ostacolarmi! Io vado e vengo, figlie mie. Vado nella morte e vengo nel trionfo, vado nel distacco, e vengo in una più intima comunicazione, perché io sono il padrone di tutto, e nessuno può rendere vana la mia volontà!
Il vostro cuore si rattrista? Ma è necessario che io me ne vada, perché senza la privazione non mi potreste apprezzare.
Anche voi sarete come affondate nella terra per germinare, e questo tempo è tempo di preparazione e di formazione.
Non temete di nulla! Il dolce pastore che vi guidò continuerà a guidarvi; la vita che attingeste si svilupperà, e voi capirete che io sono la vostra vita!
Non vi accorate di nulla! Il distacco è amaro, ma è sempre una forza che vi rende più libere nello spirito, e vi prepara a voli maggiori!
Voi avete visto, figlie mie care, che io opero; ora non ne potete dubitare. Ebbene, abbandonatevi a me, e lasciate che io operi nella pienezza della mia attività! Io sono il legame dell'anima vostra. Non temete! Nulla rimarrà ucciso mai nello spirito vostro, poiché io vigilerò sul campo mio perché nessuno lo calpesti e lo profani. (...)».
(Da uno scritto inedito del 25 ottobre 1918 del Padre Dolindo Ruotolo).
VENITE A ME CHE SONO L'INFINITA VOSTRA RICCHEZZA
Gesù alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, tesoro delle vostre anime, ricchezza del mondo, pace di tutte le creature!
Come la poderosa energia nascosta nel filo elettrico
Voi state intorno a me come le pecorelle intorno al Pastore, ed io voglio rivolgervi una parola paterna per guidarvi al pascolo del mio amore.
Guardate questo mio Cuore, di quante fiamme è ripieno. È un fuoco ardente, ma è nascosto alle anime che non si mettono in comunione con me annientadosi. Chi supporrebbe nel filo elettrico una fiamma nascosta, una energia così potente che può muovere, può illuminare, può riscaldare, può scuotere, può ravvivare? Non ha significato stare in distanza da questo filo, né si può percepire la corrente senza mettersi in comunicazione.
Così sono io in questo Sacramento di amore: sono inerte, nascosto, silenzioso, arido, freddo per chi non si inabissa nella mia vita eucaristica, con un atto di fiducia, con una dedizione completa, con una umiltà profonda!
Quanto più piccoli vi fate, quando vi isolate dalla terra, quando mettete in me il vostro principio ed il vostro fine, voi siete in me come il filo di una lampada elettrica e vi riempite di calore, di luce, di vita.
Il filo di una lampada deve essere sottile, deve essere isolato dalla terra, deve essere in comunione dei due poli elettrici, deve stare nel vuoto...
Così voi dovete farvi piccoli, dovete staccarvi dalla terra, dovete mettervi in comunione con me, dovete essere nel vuoto completo, affinché l'atmosfera del mondo non vi consumi e vi bruci.
Oh, quanto sono poche le anime che vengono innanzi a me con queste disposizioni! Quando si va in chiesa pieni di orgoglio e di ostentazione, quando si è legati alla terra, si è distratti dal mondo, come volete che io parli all'anima?
Questa è dunque la prima via per essere pascolati da me!
Fermati dinanzi al mio Tabernacolo
Ma la vostra natura è piena di tante miserie, di tante distrazioni, e voi non riuscite a raccogliervi in me.... Dovete perdere la speranza? No! Dovete invece confidare in me, e quanto più miserabili vi vedete, tanto più dovete venire a me, perché io non sono solo la 'vita', ma sono ancora la ‘via’.
Se un'anima rimane davanti a me, ancorché sia sterile, distratta, povera di vita..., se vi rimane riconoscendo almeno il suo stato, il suo nulla, rivolgendosi a me, non dico con la preghiera, ma con lo sguardo, vi dico che io la vivifico e la conduco ai miei pascoli poco per volta. Io sono la via per quest'anima, sono il pastore pietoso che l'accoglie sulle spalle e la porta.
O pecorella mia, sei distratta da tanti pensieri estranei a me, ti viene la noia, ti pare di stare sulle spine innanzi a me? non sai pregare, manchi di unzione interna? Oh, non ti sfiduciare! Rimani innanzi a me in questo squallore, ed ogni giorno fa' la tua cura spirituale in un atto di presenza.
Rimani, riposati, guardami almeno. Questo lo puoi fare sicuramente, non costa fatica. Stabilisci un tempo determinato per rimanere davanti a me, e non te ne andare se non finisce quel tempo. Io sono contento anche di questo, e poco per volta ti conduco al pascolo del mio amore.
Che se vuoi abbreviare la tua via, prega vocalmente, leggi un libro buono che parli di me, non fa niente che non sia proprio un libro di preghiere; e, leggendo, fermati ogni tanto a guardami soltanto. Io ti assicuro che, poco per volta, il tuo cuore si disgelerà e tu comincerai a sentire un benessere nuovo in te. Unisciti poi alle preghiere degli altri, e, se puoi, va dove altri pregano, dove si canta a me, dove si parla di me. Unisci il tuo cuore alle preghiere altrui, e al più presto ti sentirai vivificata!
Quando ti ritiri a casa tua, sentirai una certa attrazione per il posticino che hai lasciato in chiesa,... vi ritornerai umiliata, rifarai tante volte il tuo pellegrinaggio fino a che potrai pascolarti di me!
O figlie mie, il mondo è infermo, è distratto, è materializzato. Esso non mi conoscerà facilmente come sua vita senza questo esercizio che gli ridona il movimento verso di me.
Cominciate da voi, perché anche voi siete così povere di amore, e persuadetevi che ci vuole un esercizio lungo e costante per ritornare a me completamente e per pascolarvi del mio amore!
Venite a me, non vi stancate sforzandovi soverchiamente; raccoglietevi nel mio Cuore, dite il vostro Rosario, pensate alla mia Passione, riposatevi con una lettura spirituale, guardatemi, confidate, io vi riempio di amore in questa maniera, e diverrete anime eucaristiche! Non guardate chi entra e chi esce dalla chiesa, non vi distraete materialmente, state al vostro posticino come in un piccolo romitaggio, non vi impazientite con voi stesse; aspettatemi con calma: io verrò a voi dal mio trono di amore!
Il pascolo del mio amore non è lo stesso per tutte le anime; io ho tanti segreti nel mio Cuore che voi non li supponete neppure, perché avete l'abitudine di fermarvi nelle vie del mio amore, quando vi sentite appagate voi. Appena sentite un poco di contento, voi credete di aver raggiunto la meta, credete di avermi esplorato. Eppure io ho tante ricchezze da darvi ancora, tante dolcezze da effondervi nell'anima.
Quando cominciate a sentire familiarità con me, non vi concentrate nel vostro egoismo, datevi a me, cedetemi la vostra libertà, la vostra volontà, il vostro cuore. Più mi date e più io vi do, poiché io non posso sforzarvi e voglio che il nostro amore sia reciproco.
La mia Passione nell'Eucaristia
Consolate questo mio Cuore che geme e langue di amore, consolatelo, dandomi anime che mi amino; e soprattutto abbiate cura dei miei Sacerdoti che hanno i tesori nelle mani e spesso sono i più poveri di tutti. L'anima eucaristica deve essere attiva in me e per me; non può contentarsi soltanto di consolarsi essa, deve anche consolare me.
Perciò considerate la mia Passione nell'Eucaristia e consolatemi. Considerate quanti mi tradiscono e ditemi che volete essermi fedeli: questo mi dà tanto gusto. Considerate quanti mi flagellano con i loro peccati e ditemi che non volete offendermi mai più. Considerate quanti mi coronano di spine e ditemi che volete coronarmi di fiori di virtù e di amore. Considerate soprattutto quanti disprezzano il carattere sacerdotale che hanno; quanti disprezzano me nei Sacerdoti, e riparate, apprezzando una dignità così grande.
Infine, figlie mie, unitevi al mio sacrificio eucaristico, amate di nascondervi in me, amate di celarvi agli occhi di tutti, immolatevi nella giornata offrendomi i vostri dolori e le vostre pene.
Quando la vostra vita sarà unita alla mia vita eucaristica, e voi passerete la giornata tutta in unione con me Sacramentato, allora la vostra gioia interiore sarà piena, poiché io mi sono fatto prigioniero di amore proprio per vivere con voi, per farvi vivere di me!
E’ necessario che l'uomo si elevi fino a Dio, e questo è possibile solo sostituendo la sua vita con la mia!
Ho fame di voi, poiché debbo raccogliervi in me; perché siete il mio Corpo mistico. Venite dunque a me che sono l'infinita vostra ricchezza!
Vi benedico tutte.
(Da una lettera del Padre Dolindo Ruotolo a Elena Montella e a tutte le sue figlie spirituali inviata da Roma il 15 maggio 1921, ore 17.45).
PADRE DOLINDO «IL FOLLE INNAMORATO» DI GESÙ EUCARISTIA
Le fou de notre Dame. Père Maximilien Kolbe, Cordelier. (Padre Masssmiliano Kolbe, il pazzo innamorato dell'Immacolata).Questo il titolo che la scrittrice polacca Maria Winowska diede ad una biografia sul P. Massimiliano Kolbe edita a Parigi nel 1950.
E sarebbe quanto mai interessante curare una biografa sul P. Ruotolo avente per titolo: Padre Dolindo «il folle innamorato» di Gesù Eucaristia.
Padre Dolindo non lo si comprende appieno se non nell'ottica del suo grande, immenso, «folle» amore a Gesù Eucaristia. Questo spiegherebbe anche le sue «intemperanze eucaristiche», gli allarmi e le «preoccupazioni» di non pochi suoi contemporanei che gridarono (alcuni perché mossi da gelosia, invidia, incapacità di comprendere, da eccessivi scrupoli) allo scandalo. Lo tacciarono di errori, di iniziative arbitrarie in palese contrasto con le disposizione della Chiesa...
Ma le sue «intemperanze» per capirle devono essere messe a confronto con la freddezza, l'incuria, le superficialità, le irriverenze, e anche le profanazioni di non pochi cristiani verso Gesù Eucaristia.
Egli fu un autentico profeta, e come tale, spinto da spirito profetico additò nuove vie, previde riforme coraggiose che a distanza di anni sarebbero state recepite, almeno in parte, dallo stesso Concilio Vaticano II.
«Molti parlano di Te Sacramentato - scrive P. Dolindo - per deridermi come pazzo, ora! (...) Oh, santo annientamento mio, che mi rende, senza volerlo, voce che grida a tutti: «Conoscetelo Gesù, amatelo, vivetene, e poi vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti fanno conoscere, o Gesù!» (p. 12 del presente libretto).
In poche parole: se conoscessimo realmente chi è Gesù Eucaristia, diverremo tutti pazzi, come Dolindo!
Il 22 dicembre del 1909 attraverso una locuzione interna (e Padre Dolindo ebbe il dono di queste locuzioni per moltissimi anni) Gesù così parlò a lui:
«È ai piedi miei, nel Sacramento dell'Amore che si formano i Santi; è là che il cuore diventa semplice della santa semplicità della fede, e là che si rende infinito nella speranza dell'Infinito, e là che si rende ardente nella fiamma dell'amore. È nell'Eucaristia che il cuore conosce se stesso; là io lo infervoro, egli risente la mia presenza, ed allora, di quanti beni e di quanti pensieri è fecondo questo sentimento! Se poi egli è inerte e freddo allora risente la sua miseria, e di quanti frutti non è fonte questo sentimento! Se egli contempla, cresce nella cognizione di tutto e si eleva in Dio. Se egli ignora, cresce nella cognizione di sé e sente la necessità di conoscermi. La mia compagnia fa sempre bene, ed ogni ipotesi reca sempre allo spirito un sollevamento nell'Infinito. (...)».
(cfr. P. DOLINDO RUOTOLO, Fui chiamato Dolindo che significa dolore, IV ediz. voi. I, p. 213).
Solo un «folle innamorato» dell'Eucaristia poteva scrivere queste pagine di altissima contemplazione e dottrina eucaristica!







