domenica 29 luglio 2007

Claudio Baglioni - Fratello sole sorella luna

Dolindo Ruotolo - sacerdote e terziario francescano - è stato insieme a Padre Pio da Pietrelcina ruota del carro della Chiesa del XX sec. Un amanuense dello Spirito Santo, una Sapienza infusa dall'alto, un taumaturgo di non minor potenza del confratello cappuccino, uno stigmatizzato di Cristo già nel nome, un figlio prediletto della Vergine iniziato alla sapienza delle Scritture, un servo fedele che volle essere il nulla del nulla in Dio e il tutto di Dio negli uomini.

La caduta di Satana secondo Gustave Doré

Padre Dolindo Ruotolo ("Servo di Dio", candidato beato e santo) ne parla cosi, in uno dei suoi scritti: "[...] Satana ha per fine, come disse egli stesso poco tempo fa in Francia, per bocca di un indemoniato, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose per turbare l'ordine della Provvidenza, e farcelo apparire illogico e tiranno. [...] fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come un'oppressione la vita dello spirito. [...] L'arte satanica è più sottile e insidiosa di quel che pensiamo, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare per non destare i nostri sospetti, e in più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione [...]; ama dunque fare il male, e si diletta nel veder le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, l'umiltà, la carità e la mansuetudine. [...]"

La teologia cristiana ritiene il demonio non solo un'allegoria del male, ma un reale spirito angelico che opera contro il bene, avendo scelto liberamente di non servire Iddio e di usar contro di Lui i suoi molti doni. Dio ovviamente è una potenza infinitamente superiore al demonio, in quanto suo Creatore ed Essere onnipotente, perciò Fondamento del suo essere e della sua essenza (come per tutte le altre Sue creature). Pertanto, la concezione cristiana di Satana non deve essere confusa, ad esempio, con lo Zoroastrismo o con qualsiasi altra concezione che opponga due principi equipotenti (cioè il bene e il male). Le ragioni che portano al rifiuto della possibilità di un doppio principio sono puramente teoretiche, come ebbe a dimostrare Sant'Agostino contro l'eresia del Manicheismo, che proponeva una visione dualistica della metafisica, divisa in parti uguali tra bene e male.

Il Cristianesimo non nega assolutamente il male, al contrario, vede nel male la spiegazione del sacrificio di Cristo sulla Croce: la Passione è il fulcro, è il grande scandalo e la grande follia, e senza di essa non sarebbe stato possibile nient'altro che il male, per l'uomo. Infatti ad un male apparentemente così vincitore è contrapposto un bene ancora più potente ("lì dove ha abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia" afferma San Paolo), il Bene assoluto e vittorioso. La Croce divene l'unica porta per il cammino verso la salvezza.

Con il Cristianesimo l'attenzione verso il male si sposta dai mali terreni, come cataclismi, terremoti e malattie, ai mali dell'anima, all'azione del demonio che non mira tanto a peggiorare l'esistenza terrena dell'uomo, quanto a farlo peccare e dannare in eterno, provocando la cosiddetta "morte secunda", com'è chiamata da San Francesco, ovvero la morte dell'anima.

La caduta di Satana secondo Gustave Doré
La caduta di Satana secondo Gustave Doré

Tuttavia sarebbe errato costringere per intero il Cristianesimo nella posizione unilaterale già sostenuta da Platone (il quale ebbe comunque il merito enorme della sua scoperta come dimensione fondante dell'uomo), e tuttavia enfatizzata (per via di fattori storici e intellettuali) dal Cristianesimo medievale: la cura dell'anima non prescinde dall'attenzione verso il mondo, non è una fuga, al contrario, è il compimento dell'uomo verso il mondo e nel mondo.

Radice di tale punto di vista è il passo biblico in cui a Mosè viene ordinato di innalzare il serpente di rame, affinché gli Israeliti morsi dalle serpi nel deserto non morissero: Dio non elimina il male (fisico o metafisico) nell'uomo, ma gli dà invece i mezzi con cui affrontarlo e superarlo. Addirittura nel libro di Giobbe Satana si rivolge a Dio istigandolo a mettere Giobbe (paradigma dell'uomo giusto), alla prova.

Satana, come tutti gli angeli e come l'uomo, possiede intelligenza e volontà, pertanto la possibilità di scegliere se porre come fine delle proprie azioni Dio (corrispondendo a Dio e quindi permettendo l'instaurazione di una relazione d'amore), oppure no. Nel caso di Lucifero si tratta della prima infrazione. Tenendo ben fermo che l'uomo non è in grado di esulare dal proprio contesto spazio temporale, e che quindi la riflessione verte su un tempo eternamente presente (ovvero: la caduta di Lucifero e dell'uomo non è interna alla creazione fisica, quindi un fatto; è bensì uno stato spirituale), 'prima' che Lucifero si ribellasse non esisteva il male.

Sant'Agostino si interrogò a lungo sul problema del male, sulla natura del male. Per quel che riguarda il male morale: non si tratta di scegliere tra un bene e un male, bensì di decidersi tra un bene inferiore e uno superiore, in quanto nulla di ciò che è stato creato da Dio può essere detto cattivo, a meno che non ci si voglia assurgere a giudici della creazione. Non si può scegliere il male: si può solo scegliere male. Il peccato è un disordine dell'anima che invece di rivolgersi a ciò che è migliore, più elevato, si abbassa.


venerdì 27 luglio 2007

L'Amore s'immola e si dona... dice Dolindo...

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L'AMORE S'IMMOLA E SI DONA

Amare significa apprezzare e darsi. Ma il darsi importa necessariamente l'immolazione di tutto se stesso; è nell'immolarsi l'atto più bello di questa dedizione di amore che consuma l'anima come in un olocausto innanzi a Dio. Gesù è tutto amore per il Padre suo, quindi è tutto immolato per Lui, tutto dato a Lui. Consideriamo questa sua immolazione: Egli ha voluto immolargli prima di tutto l'anima ed il Cuore, ed a voluto che la Volontà del Padre fosse la sua: Il mio cibo è quello di fare la volontà del Padre mio. Eccolo nell'Orto, dove questa immolazione raggiunge il suo colmo: Egli è stanco, defatigato, triste fino alla morte, pieno di tedio, di terrore, di paura, di mestizia... Perchè? E' il tedio nella paura e nella tristezza che concentra l'uomo in se stesso e non gli fa vedere che il suo interesse, perchè naturalmente sfugge al dolore. E' allora che la volontà dell'uomo ha la sua massima attività personale; essa allora si manifesta tutta quanta. Ebbene, Gesù ha cominciato questa solenne immolazione sentendo tutto il peso dei peccati che si addossava e del sacrificio che compiva; questo, naturalmente, produsse una reazione: la sua volontà rifuggiva dal dolore! Fu allora che volle sentire tutta la sua tristezza prostrandosi pregò: Padre, se è possibile passi da me questo calice amaro. Era il grido della sua volontà, che veniva fuori. Ma ecco che subito Egli la immolò in una dedizione completa: Però non sia fatta la mia volontà, ma la tua. E si prostrò novellamente...
Il peso delle colpe umane si fece sentire in tutto il suo orrorre sopra di Lui! Quadri spaventosi gli si presentavano alla mente, angosce mortali gli opprimevano il Cuore,... Sudava sangue nel terribile sforzo della lotta interiore, poichè la volontà umana, data a Dio, desidera naturalmente di sentirsi sua, e rifugge dal sentirsi peccatrice. Approfondiamo questo. L'uomo ama il suo benessere e fugge il dolore. Ma quando ha immolato a Dio il suo egoismo, allora ama la pace della giustizia e vuole sentirsi suo. Le colpe gli suscitano un grande disgusto; le abomina perchè sono offesa a Dio, ma le abomina pure perchè non vi è cosa più tormentosa per un'anima che ama il bene, quanto il vedersi ricoperta dalla lebbra del male. Ebbene, Gesù dopo la prima immolazione della sua volontà al Padre non vide in Sè che tutte le abominazioni dei peccati che si era addossati. Si vedeva come se fosse stato la causa dei tanti peccati, ed il demonio lo sconvolgeva. Fu allora che, pieno di tistezza mortale, ripetè la stessa preghiera: manifestò la sua volontà prima: Padre, se è possibile passi da me questo calice amaro; e poi la immolò: Però non sia fatta la mia ma la tua volontà. Novellamente si trovò prostrato nella sua agonia...Si vedeva abbandonato, solo, ricoperto dai peccati di tutti; si sentiva come ricacciato dal Padre suo! I tormenti che doveva subire ad uno ad uno gli vennero davanti, e sopra tutto gli vennero davanti le ingratitudini umane, l'inutilità di quello che avrebbe sofferto per tane anime ostinate!... Quando la creatura s'immola a Dio, conserva una parte della sua volontà almeno nella soddisfazione di quello che compie. Essa sa che quei dolori producono il bene. Gesù volle immolare al Padre anche questa soddisfazione, e non vide che quadri spaventosi di tutti i delitti futuri della umanià, e gli sembrava quasi di cagionarli Egli stesso.
Cadde novellamente sfinito... manifestò la sua volontà per la terza volta, la immol al Padre.
Egli mandò un Angelo a confortarlo, e Gesù levandosi dalla sua agonia si sentì forte e risolto perchè, oramai, aveva abbandonato al Padre tutta la sua volontà; Egli andava incontro alla più dolorosa passione, e ci andava perdonarsi al Padre, vittima di immolazione completa. Ed allora gli
immolò il Cuore, gli affetti suoi più delicati e belli. Prima di tutto Maria, La Madre che amava tanto,ed alla quale avrebbe voluto risparmiare l'immane dolore che l'aspettava. Poi gli Apostoli che fuggirono tutti e si nascosero tremanti, quando gli avevano fatto tante promesse d'amore... Andò cercando uno che lo consolasse e non lo trovò, ma ricevette solo un bacio traditore da Giuda, e da Piero non ebbe la fedeltà che gli aveva promesso, ma il rinnegamento! Il suo Cuore rimase così solo, ferito dal grande dolore della pena di Maria! Egli, che era tutto pace ed amore, si trovò circondato solo da gente scellerata che in tutti i modi lo tormentò. Un solo amore aveva, ed era quello del Padre suo; ma sulla Croce,in un tormento terribile, quando cioè più sentiva la necessità di sentirsi suo, anche questo dolissimo amore Egli gli immolò, e volle essere abbandonato: Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? Il lamento esprimeva tutto lo spasimo di questo abbandono! Immolando al Padre la sua volontà e il suo Cuore. Gesù l'amava con l'amore più grande, lo apprezzava sopra tutte le cose, dovava a Lui tutto se stesso; ed ecco perchè non ebbe difficolà di abbandonarsi ai dolorosi tormenti della Passione, ognuno dei quali era una continua immolazione ed una continua dedizione. E noi perchè amiamo così poco? Ci lamentiamo di non avere amore, ma dov'è la nostra immolazione? Noi non conserviamo che la nostra volontà, non desideriamo che il nostro tornaconto, e andiamo a Dio per ricevere non per dargli!
Noi dobbiamo essere annientati davanti a Dio, dobbiamo cedergli tutto, dobbiamo sentirci indegni di ogni dono, dobbiamo rimanere nella santa umiltà e desiderare solo di essere poveri stumenti nelle sue mani! Cediamo a Dio noi stessi, imitiamo l'amore del Cuore di Gesù, richiamiamolo a noi con questo amore!

giovedì 26 luglio 2007

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mercoledì 25 luglio 2007

Gesù a Dolindo

Gesù all'anima......prega...clicca
E perché mi turbo e mi complico? Perché temo io? Gesù all'anima: « Quando crederai il mondo abbandonato ai prepotenti e ai tiranni, e tutto schierato contro la Chiesa, allora sappi che il trono del mostro è minato e che si dissolve in un baleno per una pietruzza dal monte che lo percuote. Lasciami fare perché io armonizzo la libertà e le esigenze della divina gloria, e lascio il corso agli uomini cattivi per poi trarne la divina gloria. Anche nel piccolo lo vedrai, perché certi violenti spariranno dalla sera al mattino e le famiglie riacquisteranno la pace e la prosperità. Adora Dio e lascia a Lui, che tutto vede e dispone e permette, la cura del pacifico ordine dei mondo. Lasciati dunque portare anche tu dalle misteriose vie della sua Provvidenza e prega... Oh la preghiera! Prega, prega, prega e sii certo di operare pregando, perché la più potente delle azioni è la preghiera. La scala dei Cielo è la mia Volontà. La via per raggiungere la mia Volontà è l'abbandono e la fiducia nelle piccole cose; la via della fiducia è il pensare poco a quello che è successo e a quello che può succedere. A che scopo pensare al passato che non è più? A che scopo pensare al futuro che non dipende da voi? Riposate in me compiendo fedelmente ogni proprio dovere, facendo tutto quello che dipende da voi nel momento nel quale dovete operare: ecco il segreto della pace interna e quindi dei fervore dell'anima. Non vi è fervore senza calma e non vi è calma senza pieno abbandono in me... L’anima a Gesù: Tu mi reggi, mio Dio, tu mi guidi, tu mi aiuti, io lo so, io lo tocco con mano. Dunque io non mi preoccupo di nulla, e come la bimba tua piccina piccina ti seguo, e mi attacco alle tue vesti, o Papà mio bello e caro, e mi sento sicura con te! Quando mi vedrò turbata per un timore improvviso, per un affanno, per una preoccupazione umana, io chiuderò gli occhi semplicemente, e dirò a te con piena fiducia: «Gesù mio, pensaci tu!». All'anima mia, nel principio dei suo turbamento, prima che le venga desiderio di appoggiarsi alle trovate della politica umana, dirò con energia: . O mio Gesù, tutto è nulla davanti a te, io dunque non trovo che te solo in tutto; e perché mi turbo e mi complico? Perché temo io? Se gli uomini mi giudicano male, io mi traquillizzerò in questo semplice pensiero di fiducia che mi fa considerare solo il tuo giudizio e dirò: «Gesù buono sa tutto!». E passerò oltre distraendomi da quei pensieri noiosi che sono la vera fonte della mia doppiezza e della mia umanità con te, Gesù caro. Se gli uomini mi riguardano male e mi hanno in antipatia, non mi preoccuperò dei loro sguardo, li riguarderò come piccole creature tue, e dirò a te, mio Dio: « Tu sei il mio unico tutto, io non debbo piacere a te solo!». Se mi sembrerà tutto tenebre, e non scorgerò più nulla in me, fino al punto da sentirmi smarrita, da sentirmi senza vita, io ti seguirò, Gesù mio, come una bambina segue la mamma nella stanza oscura. Mi attaccherò semplicemente a te e dirò: «Gesù è la mia guida, è la mia salvezza, è ‘la mia Mamma’!». Se tutto mi dovesse sembrare perduto, io guarderò semplicemente te, e spererò contro ogni speranza, perché tu sei mio unico bene, perché tu non hai lasciati delusi quelli che sperano in te! Oh, quale pace, Gesù mio caro, quale pace mi darà questa semplicità! Per carità, liberami dalla schiavitù dei mio povero essere, rendimi tu semplice con te, in modo che io ti sia come figlia affettuosa! Anche nelle relazioni con te debbo essere semplice: la mia pietà deve essere pura, senza tanti fronzoli, senza tante cerimonie esterne, senza tante complìcazioni! Una figlia che sta in soggezione dinanzi al papà è incapace di amarlo davvero, e le sue cerimonie sono precisamente il segno dei poco amore vero! Io vengo a te, mio Gesù, con tutta la familiarità che tu mi ispiri, familiarità che è frutto di semplicità. Vengo a te cercandoti ardentemente, perché tu solo sei l'unico bene e l'unica vita, e tutto il resto è vano, è ombra che si dilegua... Passano gli uomini, passano le cose, passano le fantasie, passano e si dileguano senza eco i giudizi umani, le ingiurie, le invettive, le contraddizioni... tutto, Nel silenzio universale rimani tu solo! Ah, mio Gesù, senza aspettare che gli eventi facciano questa selezione, io la faccio da me: non mi curo di nulla all'infuori di te; guardo tutto semplicemente in te, ma in modo che nulla mi turbi, che tutto invece mi serva di scalino a te che sei unica vita!.(.. . )
Gesù alle anime: Figlie mie, quante sorprese può darvi la mia compagnia, e quanta vita vi verrà nel cuore se saprete dimenticarvi! Quello che vi inaridisce e la serietà... Pensate e ragionate troppo! Piccine mie, siate piccine sul mio Cuore, e giocate con me piccino sul vostro. Non mi son fatto per voi Ostia silenziosa ed inerte? Eppure sono vita. Fatevi ostie di amore e dimenticatevi. Vorrei parlare a ciascuna di voi, e specialmente a qualcuna di voi. Ma non voglio che vi perdiate poi in vani ragionamenti. Vi voglio piccole, piccole, piccole. Intendetelo! Dalla semplicità piccolina nasce la fede luminosa, la speranza sicura, l'amore vivo. Dalla piccolezza viene la grandezza, come dal piccolo seme si sviluppa l'albero grandioso. Confidate! Fate come i piccoli, che rimettono al babbo ogni cosa. Non vi assillate. Vivete di me, vivete con me! Il tragitto è breve, finisce tutto, rimane l'eterna vita, e là sarete piene d'ineffabile gaudio. Amen.

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lunedì 23 luglio 2007

Pensaci Tu...


SIGNORE PENSACI TU

[29]Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

[30]Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;

[31]non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

Mt. 10,29

[25]Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

[26]Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

[27]E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?

[28]E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.

[29]Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

[30]Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?

[31]Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

[32]Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

[33]Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

[34]Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Mt. 6,29

Numerosi sono i passi della Sacra Scrittura con cui il Signore ci invita ad affidarci totalmente a Lui in piena e totale fiducia nel suo infinito Amore e nella sua indispensabile provvidenza. Anche la Madonna, da Medjugorje, insiste sull'importanza fondamentale dell'abbandono a Dio: datore di ogni bene per l'anima ed il corpo.

Però questo concetto viene, in pratica, disatteso da molti credenti che si agitano per ogni preoccupazione favorendo, di conseguenza, l'opera del demonio il quale cerca, in ogni modo, di sgretolare la nostra fiducia filiale in Dio Padre Onnipotente. Come Gesù stesso ha ispirato a Don Dolindo Ruotolo[1], l'abbandono a Dio, su cui insiste la Madre della sapienza, è essenziale per ottenere copiose grazie. Tale abbandono a Dio, come del resto ogni preghiera, diventa più efficace, come ci insegnano Montfort ed altri Santi, quando lo si effettua tramite l'intercessione del Cuore Immacolato di Maria Santissima: la Madonna purifica il nostro abbandono fiducioso a Dio dalle scorie delle imperfezioni e, arricchendolo con la sua specialissima intercessione, lo dona a Dio.

L'insegnamento che segue è stato scritto da Don Dolindo Ruotolo su ispirazione di Gesù stesso ed è una conferma piena di quanto insegnato nei salmi: la incrollabile fiducia in Dio Salvatore, Protettore, Liberatore e Redentore!. Tocca a noi credenti farne tesoro!

L'ATTO DI ABBANDONO[2]

"Perché VI CONFONDETE AGITANDOVI?. Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico, in verità, che ogni atto di vero, ricco e completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi. E' cambiare l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci Tu. E' contro l'abbandono la preoccupazione, l'agitazione e il volere pensare alle conseguenze di un fatto.

E' come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma non pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi stessi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione; riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro che per il mio amore che, dicendomi, con queste disposizioni, pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco. E quando debbo portarvi in una vita diversa da quella che vedete voi , io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, vi faccio trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, dall'altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l'anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me dicendomi: pensaci tu!, e chiude gli occhi e riposa. Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi, nel dolore, pregate perché io operi, ma perché io operi come credete….Non vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee, non siete infermi che domandano al medico la cura, ma gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità, venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare, per la vita nostra terrena e corporale.

Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è come dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse. Ti accorgi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: sia fatta la tua volontà, pensaci tu! Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo, quando occorre. Vedi che la situazione peggiora? Non ti sconvolgere; chiudi gli occhi e dì: pensaci tu! Ti dico che io ci penso, e che non c'è medicina più potente di un mio intervento d'amore.

Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate così alle forze umane e peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E' questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficiarvi e come mi addoloro nel vedervi agitati!

Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane; confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono a me, e del nessun pensiero di voi. Io spargo tesori di grazia quando voi siete nella piena povertà. Se avete vostre risorse, anche poche, o se le cercate, siete nel campo naturale e seguite quindi un percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore ha fatto miracoli, neppure tra i Santi. Opera divinamente chi si abbandona in Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell'anima, chiusi: Gesù, pensaci tu! Fa così per tutte le tue necessità! Fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli! Ve lo giuro per il mio amore.

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